Alison Bradley, gennaio 2005

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Alison Bradley

Ilbazar è come un fiume in piena. Tutto accade allo stesso momento portando con sé odori, suoni, rumori: le piccole botteghe stipate di merce ed incastrate nei palazzi delle antiche viuzze, le grandi strade del commercio internazionale, lo scambio di idee e di beni, l'incontro tra l'oriente e l'occidente.

Alison Bradley, fotografa ebrea americana, ha vissuto dal 1990 al 1995 a Gerusalemme come fotogiornalista lavorando per diverse ed autorevoli testate, tra le altre The Chicago Tribune, The Boston Globe e il New York Times, producendo notizie e fotografie di documentazione. E forse proprio dalla velocità del lavoro che doveva intraprendere, che non permette di soffermarsi dovendo coprire rapidamente gli eventi legati alla vita dei politici, alle strategie della guerra, alle vittime, è nata in lei la necessità di andare più a fondo nella cultura e nella storia delle regioni del Medio Oriente. Forse anche le sue origini ebraiche l'hanno spinta ad interrogarsi più profondamente sulla cultura islamica in cui il bazar rappresenta il luogo di incontro e di scambio. Così, Alison è andata alla ricerca dei bazar del Levante percorrendo le coste dell'Asia Minore, la Siria e l'Egitto. Vivendo a Gerusalemme, nel 1998 Alison Bradley comincia a fotografare il bazar della vecchia citt√†. Poi si reca in Turchia, al Cairo, nel bazar di Khan al Khalili, e nel 2000 conclude il suo lavoro con le mete di Damasco e Aleppo.

Tre anni intensi di lavoro durante i quali la fotografa va oltre gli stereotipi creando, in rigoroso bianconero, immagini dal forte impatto visivo che catturano l'atmosfera di questi centri commerciali tradizionali, che tutt'oggi rappresentano il cuore della società araba, ma che sono raramente fotografati.

Il lavoro è dunque la sua risposta al diffuso immaginario collettivo sulla realtà di questi paesi. Il suo riferimento sono le fotografie prodotte dai primi fotografi che hanno lavorato sullo stesso soggetto già dalla metà dell'Ottocento: Auguste Salzmann, Felice Beato, Maxime Du Champ ed altri ancora. Cerca di capire come le fotografie possano incorniciare la cultura dei luoghi. Poi ha acquisito le tecniche utilizzate da quei fotografi: negativi in lastra di vetro, stampe all'albumina, libri dai grandi formati. Il suo obiettivo non è quello di copiare gli antenati della fotografia, bensì di produrre un lavoro contemporaneo, usando le attuali tecniche così che potessero rimandare e richiamare l'atmosfera di quei primi lavori. In questo senso quello di Alison è un tentativo, riuscito, di creare non solo un legame tra la fotografia del passato e di quella dei nostri giorni, ma anche di rivisitare e rielaborare i metodi e le inquadrature tipici dei primi lavori.

Le sue fotografie ci fanno interrogare su il modo in cui noi vediamo il Medio Oriente. Alison si concentra sugli ambienti, sui luoghi, evita il ritratto proprio perché secondo lei sono i luoghi, gli oggetti, le atmosfere di strada, che permettono di leggere la cultura e la storia di un posto.

Data la profondità dell'approccio, la stampa di questi grandi formati ha anche richiesto molto tempo. Per quattro mesi, senza sosta, la fotografa ha lavorato sul prototipo dell'immagine per arrivare al risultato che si era proposta: trovare la carta, la dimensione e i toni giusti è stato un lento lavoro di paziente acquisizione.

Gli oggetti, che nelle fotografie di Alison formano delle intense nature morte, sono una parte centrale del lavoro. Scarpe, teiere, asfalti, materia che ci evocano la quotidianità e anche la semplicità di quella vita. Alison è particolarmente attratta dagli oggetti e dalle cose che ci appartengono. Il suo ultimo lavoro è una interessante serie dal titolo Object, Place, Process in cui si concentra sugli oggetti che hanno circondato la vita del nostro passato: scarpe, giochi, tessuti di inizio Novecento. Anche in questo sua ultima produzione, le stampe hanno sapore d'altri tempi e sono sempre di grande formato.

La prima mostra sui suoi bazar √® dell'estate 2002: una collettiva alla galleria Sepia International di New York. La serie completa è formata da quaranta fotografie, esposte nel 2004 in una sua personale alla De Santos Gallery di Huston (Texas).

Alison Bradley, che si è formata alla New York University e all'International Center for Photography di New York, è rappresentata da Sepia International (148 West 24th St., New York, NY — images2gallery.com) una galleria specializzata sull'oriente dove si possono scoprire ed apprezzare molti interessanti lavori.

Patrizia Bonanzinga
gennaio 2005