Bae Bien-U, agosto 2006, Fotografia Reflex

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Bae Bien-U

Il lavoro di Bae Bien-U esprime il desiderio di riaffermare la presenza della Natura in una società sempre più definita dal cambiamento tecnologico. I suoi paesaggi enfatizzano il mondo naturale producendo un forte legame tra mente e spirito. Il risultato è elegante ed intenso: ci conduce alla meditazione.

Nato a Yosu (Corea) nel 1950, Bae Bien-U è un fotografo autodidatta. Nel 1970, quando aveva solo vent'anni e già un buon bagaglio di stampe, un amico intimo osserva le sue fotografie e lo incita a concentrarsi su questa attività. Accetta la sfida e comincia ad affrontare quello che sarà il tema ricorrente del suo lavoro: la Natura. Per lui la fotografia è un metodo che possiede molte potenzialità per poter esprimere la sua necessità di descrivere ciò che sente di fronte al paesaggio.

Nel 1974 studia Belle Arti all'università Hong-ik di Seul e successivamente si specializza in disegno e grafica. La sua passione per la macchina fotografica diventa sempre più incalzante e nel 1981 comincia ad insegnare fotografia all'istituto di Arte di Seul. Nel 1988 si trasferisce per un anno in Germania dove studia nel dipartimento di disegno fotografico all'università di Bielefied. Da allora ha realizzato molte mostre individuali e collettive sia in gallerie che in diverse istituzioni in vari Paesi del mondo.

Il suo percorso è coerente e composto. Molte delle sue immagini, per la maggior parte scattate in Corea, mostrano paesaggi pieni di calma e di silenzio: un paesaggio che sembra fuori dal tempo e da uno spazio non contaminato dall'industrializzazione del mondo moderno. Un tempo lontano anche dall'idea di una natura come luogo di svago: Bae Bien-U ci rimanda ad una Natura che vuole riconciliarsi con l'Uomo, che lo aiuti ad immergersi in essa.

Il risultato del suo lavoro, raccolto nel libro Bae Bien-U 2005, con le sue composizioni belle ed eleganti dove si osserva una volontà esplicita di immergersi nelle infinite sfaccettature della temporaneità, porta ad una meditazione sulla vita e sulla morte propria dell'estetica e della filosofia coreana. Per raggiungere tale perfezione segue alcuni eroi: Edward Weston e soprattutto Làszló Moholy-Nagy, figura determinante per lo sviluppo del Costruttivismo, il cui testo «Teoria della Fotografia» diventa strumento fondamentale nella preparazione della sua tesi di laurea.

A partire dal 1985 l'autore si concentra sulle foreste di pini che ha continuato a fotografare, nel formato panoramico 6X12 della Linhof con pellicola bianconero 120TMX della Kodak, fino ai nostri giorni. Le prime riprese degli alberi di pino sono fatte nei pressi della città di Kyung Ju, un luogo dalla storia millenaria dove gli alberi furono piantati in onore della tomba della famiglia reale della dinastia Shila. Successivamente si sposta sulle colline nei pressi dell'antica città di Gyeongju.

Bae Bien-U si è sentito fortemente ispirato dagli alberi di pino: «Percorrendo le foreste di pini mi sento affascinato dalla loro bellezza» dice l'autore. “Studiando la pitture di Chung Sun (ndr. un artista di paesaggio del periodo Choson) questi alberi mi appaiono come la carne ed il sangue della Penisola coreana». Bae vede nella regolarità delle linee verticali formate dai tronchi degli alberi, una certa incarnazione «dello spirito collettivo del popolo coreano» che nel corso del tempo ha resistito a numerose invasioni. Ma dalle fotografie si possono leggere anche altri caratteri tipici della cultura orientale che vanno dall'uso dei tratti per comporre la calligrafia alle regole stabilite dall'ordinamento sociale.

Sebbene gli alberi di pino siano presenti nella vita quotidiana dei coreani, possiamo dire un'icona di quella cultura, queste fotografie vanno oltre l'impressione visiva dell'immaginario tipico di quella natura. Legate all'attuale corrente del paesaggio europeo, che ha dei collegamenti con lo spirito romantico, e con la tradizione pittorica orientale, queste immagini, riprese in differenti momenti del giorno, privilegiando le giornate di nebbia e le esposizioni prolungate, trasmettono una grande densità poetica, creano un effetto mistico e producono una sensazione di mistero ed eternità.

Questo lavoro di Bae Bien-U si è potuto apprezzare, presentato in grandi formati dalle stampe nitide e lievemente contrastate, nella mostra esposta nelle sale del museo Thyssen-Bornemisza di Madrid, nell'ambito del festival PhotoEspaña (giugno-luglio 2006). Curata da Oliva Maria Rubio e accompagnata dalla serie colore Wind of Tahiti dello stesso autore, le grandi fotografie formavano un insieme raccolto che portavano l'osservatore all'interno della foresta e lo richiamavano al silenzio.

Patrizia Bonanzinga
agosto 2006
Fotografia Reflex