Giovanni Diffidenti, agosto 2005

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Giovanni Diffidenti

E' l'incredulità che ci investe quando scopriamo che ancora oggi nel modo più di ottanta paesi sono infestati dalle mine antipersona, raccapricciante eredità di conflitti ormai spesso conclusi. Ogni anno tra le diecimila e le quindicimila persone sono coinvolte in incidenti causati da scoppi imprevisti di mine. Chi ha la fortuna di farcela va ad rafforzare le fila dell'esercito di quasi quattrocentomila «sopravvissuti». The perfect Survivor — L'arte del Sopravvivere èinfatti il titolo del lavoro che Giovanni Diffidenti ha svolto nel corso di più di dieci anni percorrendo moltissimi paesi dove questo macabro lascito è ancora molto presente. Come fotoreporter, già agli inizi degli anni '90, Giovanni Diffidenti ha viaggiato per tentare di capire le conseguenze della guerra in diversi territori: Etiopia, Rwanda, Uganda, Zaire (attuale Repubblica del Congo), Mozambico, Bangladesh in cui si sono consumate guerre atroci in alcuni casi anche poco documentate. In seguito il suo lavoro, a sfondo tipicamente sociale, si è anche concentrato sulle vittime dell'AIDS in Congo, in Sud Africa, in Zimbabwe. Nato a Verdello nel '61, è a Londra che inizia la sua attività come fotografo diventando in seguito membro dell' Association of Photographer del Regno Unito. Ha ricevuto vari riconoscimenti, il premio giornalistico «Il Mosaico della Solidarietà» e, nel 1999, è stato finalista per il prestigioso premio W. Eugene Smith.

Ha viaggiato in mezzo al dolore e ha capito che chi è stato coinvolto da quel dolore, soprattutto coloro che hanno subito radicali amputazioni a causa di mine, può non uscirne mai. Alcuni possono non trovare una strada per sopravvivere, altri sì. Ed è proprio questa la ricerca del fotografo: scoprire un concetto positivo di sopravvissuto. Ha viaggiato in molti paesi, è entrato nei centri di rieducazione, nelle case dei superstiti, e ha capito che creatività, capacità di adattamento, determinazione e volontà di vivere sono gli elementi che animano lo spirito dei più forti e contribuiscono ad ottenere quella forza positiva necessaria a sopportare le menomazioni subite e a perseguire ostinatamente la possibilità di ottenere un lavoro, una famiglia, una casa. Le fotografie di Giovanni Diffidenti vanno proprio in questa direzione. Anche se le sofferenze rimangono sempre presenti, tanto che le persone che hanno subito una importante amputazione sentono ancora laceranti dolori agli arti che ormai non posseggono più, c'è sempre la possibilità di comunicare: scrivere una lettera per un amico cieco e privo di mani tenendo la penna ben fissa tra i denti (Afghanistan), lavorare come scaricatore legandosi la stampella alla cintura (Angola), giocare una partita di pallone (El Salvador), ballare con una sola gamba (Nicaragua), giocare con i propri figli usando le protesi alle gambe come trampolini (USA). Tutti gesti quotidiani e normali che diventano normali anche per queste persone. Ironia, forza e volontà. Sono questi i segni che si colgono guardando questo lavoro, dalle inquadrature esatte in rigoroso bianconero. La realtà qui non è astratta. Il bianconero non gioca il ruolo dell'utopia della realtà, spesso usato in modo compiacente. Quella di Giovanni Diffidenti è un'interpretazione affettuosa che coglie molti segni e arriva nel profondo.

The perfect Survivor — L'arte del Sopravvivere è stato esposto in vari paesi (Canada, Norvegia, Inghilterra).

A Roma la mostra è arrivata grazie alla facoltà di Architettura di Roma Tre che, nel febbraio 2004, ha aderito al progetto sperimentale Roma Tre By Nigth all'interno del quale tale iniziativa è stata promossa. Il progetto ha permesso l'apertura di alcuni capannoni dell'ex-mattatoio, che adesso fanno parte della facoltà. In uno di questi capannoni, tra l'8 e il 22 giugno, le fotografie di Giovanni Diffidenti, stampate in grande formato su tela, erano lì in mostra: sospese con l'aiuto della vecchia struttura in ferro, creavano un percorso che invitava ad entrare e a partecipare all'arte del sopravvivere.

La mostra è stata prodotta in collaborazione con la Campagna Italiana contro le Mine, un'organizzazione non governativa che opera dal 1992 (www.campagnamine.org).

Patrizia Bonanzinga
agosto 2005