Pietro Mari, aprile 2009, Fotografia Reflex

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Pietro Mari

Il mio incontro con Pietro Mari è avvenuto un'estate di ormai diversi anni fa. Ci siamo conosciuti per caso, per motivi di lavoro. Da subito, in modo del tutto naturale, abbiamo cominciato a scambiarci le nostre riflessioni sulla fotografia e sul forte coinvolgimento che ancora provocava in noi. Così, tra le altre nostre attività, abbiamo cominciato ad elaborare progetti insieme, e fortunatamente anche a realizzarne qualcuno.

La fotografia entra nella vita di Pietro Mari a poco a poco. Dopo il diploma di Liceo scientifico, dopo aver frequentato la Facoltà di Scienze Naturali, si avvicina alla fotografia e decide di svolgere diversi stage in studi fotografici sia Roma sia a Parigi. In seguito, appassionatosi alla materia, collabora come docente responsabile dei laboratori di fotografia in diverse istituzioni della capitale.

Dal 1992 si concentra esclusivamente sulla fotografia e si specializza nelle architetture e nelle nature morte. La fotografia di architettura diventa la sua attività principale. Fino al 1998 lavora con diversi architetti e pubblica vari cataloghi poi, a poco a poco, sente d'essere stanco di continuare a realizzare pure visioni formali in cui gli ambienti e gli oggetti vengono costantemente enfatizzati: fotografie usate come decorazione o come abbellimento delle forme che vengono esaltate da colori saturi e da prospettive sapientemente studiate.

Si confronta con la solidità della fotografia francese e studia il paesaggio cercando di capire soprattutto la propria espressione: non vuole riprendere il bello o il brutto, ma è alla ricerca di visioni più raffinate che possano mostrare un mondo più rarefatto, quello proprio, quello interiore. Sceglie quindi di abbandonare le stampe cibachrome dai colori saturi ed imperativi ed inizia un percorso sul paesaggio in bianconero, passando in seguito al negativo colore.

Il lavoro nel campo della pubblicità arriva intorno al 2000 e lo intraprende seguendo un cammino diverso da quello consueto: impiega elementi architettonici poco sensazionali usando uno sguardo originale anche là dove il lavoro è indirizzato al grande pubblico. La fase della post produzione è senza dubbio quella più importante nel lavoro pubblicitario: le elaborazioni digitali arrivano a creare delle vere e proprie invenzioni visive con l'obiettivo di sorprendere chi le guarda. Pietro Mari si differenzia anche in questo settore e nelle sue campagne pubblicitarie propone una lettura più originale che parte sempre da un particolare approfondimento. Tutti i temi che sceglie di sviluppare, e il modo in cui li tratta, sono peculiari al suo animo solitario, e anche un po' schivo, che lo porta lontano dalle folle, fuori dalla mischia. Il suo sguardo viene soprattutto attratto dalle incongruenze: nel corso del tempo ha principalmente collezionato dei paradossi visivi dove la presenza dell'uomo si percepisce solo attraverso risultati architettonici, prodotti spesso derivati solo dalla pura fantasia di chi li ha concepiti. D'altra parte, là dove nelle sue fotografie appare anche l'uomo, questo sembra spesso una presenza occasionale, un passaggio casuale e la sua dimensione è quasi irrisoria.

La fotografia di Pietro Mari esprime delle atmosfere sospese che non vogliono dare nessuna reale conclusione; sembra non voler produrre realmente nulla. La sua fotografia sembra essere più profonda: andando oltre a ciò che effettivamente mostrano, i suoi risultati sembrano piuttosto aver a che fare con la creazione stessa. (www.pietromari.com).

Patrizia Bonanzinga
aprile 2009
Fotografia Reflex