Ugo Mulas, dicembre 2007, Fotografia Reflex

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Ugo Mulas

Siamo nella Milano del '48 quando Ugo Mulas arriva a Milano per intraprendere gli studi in Giurisprudenza. In quegli anni Milano è agli inizi del cammino che la porterà a divenire la città «da bere» degli anni '80: è ancora nel pieno della sua ricostruzione e alla ricerca della propria identità.

Il giovane Mulas, arrivato dalla provincia di Brescia, ne è affascinato e «bivacca», come lui stesso dice, al caffé Giamaica, luogo storico diventato mitico nel corso del tempo, dove si incontrano artisti ed intellettuali milanesi. Per «caso» qualcuno gli presta una macchina fotografica dicendogli «Un centesimo e undici al sole, un venticinquesimo e cinque-sei all'ombra». A volte, le casualità arrivano quando le stiamo inconsapevolmente aspettando e, quando ciò accade, quel «caso» ci apre la strada della nostra vita.

Così è avvenuto l'incontro di Ugo Mulas con la fotografia: con quella macchina ha cominciato a fotografare i frequentatori del Giamaica in modo sempre più incessante: una vita libera, fuori dagli schemi, dalle scadenze, dalle pressioni degli impegni lavorativi. Osserva e registra quella vita da artisti senza cercare istanti eclatanti o particolari, ma è attento ad ogni momento, ai gesti, a ciò che accade, cercando di capire e di darne un senso. Riesce, in tal modo, a fissare un momento importante della vita di quegli anni: il gruppo che si ritrova in quel luogo disegna, con il passare dei giorni, una sottile trama che, in seguito, anche lui stesso si è ritrovato a seguire cambiando il suo modo di pensare e di lavorare. Così, entra a far parte in modo attivo del mondo dell'arte italiana e dal 1954 si reca a tutti gli appuntamenti della Biennale di Venezia.

Nel '54 non ha nessuna pratica dell'arte fotografica. Parte alla volta di Venezia con Mario Dondero e si immerge tra i padiglioni della Biennale, allora molto poco frequentati dai fotografi, dove gli artisti si sottopongono volentieri al gioco della ripresa, il tutto insaporito da molta ingenuità. In quel periodo il suo è un atteggiamento piuttosto utilitaristico: si serve degli avvenimenti e delle persone, per allargare il suo raggio d'azione e anche il suo potere. All'inizio fotografa senza nessuna intenzione di capire cosa stia accadendo, il suo lavoro consiste nel cercare di dare un'idea di quella festa che è effervescente fino al 1964, quando la Biennale di Venezia tocca il suo apice, poi, il lento declino fino all'edizione del '68, inizio storico della contestazione, quando la polizia carica i pittori.

Anche per Ugo Mulas l'edizione del '64 è stata la più importante perché in quell'occasione incontra il gallerista Leo Castelli, il critico Alan Solomon e numerosi artisti statunitensi della Pop Art. Quegli incontri sono fondamentali perché gli aprono le porte di New York dove arriva per la prima volta proprio in quello stesso '64 e dove si reca a più riprese, nel '65, nel '67, realizzando un lavoro eccezionale della scena artistica newyorkese. Questo lavoro gli permette di essere a contatto con persone assai speciali come Marcel Duchamp, Andy Warhol, Roy Lichtenstein e molti altri ancora.

Entra nei loro studi, li osserva mentre lavorano, riflette sulle loro opere, li fotografa. La molla segreta che lo spinge a realizzare questa ampia serie è l'idea, e l'aspettativa, che, lavorando sugli artisti e sulle loro opere d'arte, potesse lui stesso riuscire ad afferrare qualcosa che andasse oltre la pura documentazione, qualcosa che lo conducesse ad una più consapevole conoscenza di sé stesso.

Ugo Mulas è un attento analista della struttura fotografica e, proprio per questo, ha sempre lavorato in bianconero attribuendo al colore il valore di sovrastruttura: cerca la luce, i riflessi, che compone con abilità andando oltre la poetica informale.

Nel corso del tempo, il suo lavoro prende la strada concettuale che si concretizza a pieno con quella serie di tredici fotografie chiamata «Le Verifiche», conclusione nel vero senso del termine in quanto, malato gravemente dal 1970, sa di non avere molto tempo a disposizione. E' questo un dato molto importante: per Mulas «Le Verifiche» sono proprio un urgente bisogno di riguardare, ordinare, fare prima che sia troppo tardi, ma soprattutto concludere ciò che altrimenti sarebbe rimasto implicito.

Dal 1970, comincia dunque la famosa serie che ha come tema la fotografia stessa: una sorta di analisi dell'operazione fotografica che gli permette di individuare gli elementi costitutivi e il loro proprio valore. Come Mulas stesso scrive: «Per esempio: che cosa è la superficie sensibile? Che cosa significa usare il teleobiettivo o un grandangolo? Perché un certo formato? Perché ingrandire? Che legame corre tra una foto e la sua didascalia?». Ecco dunque, che compie un lavoro sull'atto di fotografare usando come soggetto la materia di cui è composta la fotografia stessa.

Ugo Mulas scompare a quarantacinque anni a Milano, il 2 marzo del 1973, lasciando un lavoro precursore della fotografia contemporanea.

A distanza di più di trent'anni tre città, tre musei realizzano per la prima volta in Italia una mostra dedicata all'opera fotografica di Ugo Mulas dagli esordi alle opere estreme. Roma, Milano, Torino congiuntamente presentano il più ampio spaccato, mai fin'ora offerto al pubblico della fotografia che Mulas ha dedicato al mondo dell'arte contemporanea, fulcro della sua ispirazione d'autore.

La retrospettiva «Ugo Mulas, le Scene dell'Arte», realizzata con il concorso dell'Archivio Ugo Mulas, presenta circa 600 opere suddivise in due sezioni parallele e contemporanee a Roma e a Milano. E successivamente, a giugno, confluenti in un'unica rassegna a Torino.

Dal 4 dicembre al 2 marzo 2008 il MAXXI di Roma presenta una selezione di circa 300 fotografie che comprende gran parte delle ricerche dell'autore tra gli anni '50 e '70. La mostra si articola attraverso varie sezioni parallele: Biennali, Ritratti, Eventi e Le Verifiche. Il percorso si apre con la serie di fotografie scattate al bar Giamaica.

Dal 6 dicembre al 10 febbraio 2008 il PAC di Milano (Padiglione d'Arte Contemporanea) presenta l'evoluzione fotografica dell'autore tra gli anni '60 e '70 ed il suo passaggio dal reportage alla fotografia analitica. Il percorso della mostra si apre con le immagini di New York: arte e persone, il reportage più celebre del fotografo milanese.

Dal 24 giugno 2008 al 19 ottobre 2008 le due mostre confluiranno in un'unica rassegna alla GAM di Torino (Galleria d'Arte Moderna) che rappresenterà un corpo unitario e complesso per far conoscere al meglio uno dei maggiori fotografi italiani del dopoguerra.

Patrizia Bonanzinga
dicembre 2007
Fotografia Reflex