moda e stile, Mosca, giugno 2005, Fotografia Reflex

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Moda e Stile

Siamo circondati dalla neve ed avvolti da un vento gelido quando arriviamo all'aeroporto di Mosca. Un traffico infernale blocca le larghe vie di comunicazione: macchine con look da anni '70 si buttano all'arrembaggio conquistando sensi unici e carreggiate centrali. Si respira un'aria frenetica.

La stessa frenesia che rimandano i giovani che popolano i locali notturni, vestiti in modo stravagante e alla moda. La stessa frenesia che rimandano i lavori degli autori russi che creano dei set molto vivaci dalle composizioni eccentriche, con soggetti che vanno dal mitologico al quotidiano. E' questa la Mosca di oggi.

Ed è proprio dall'osservazione di questa realtà in rapido cambiamento, e anche piena di contraddizioni, che Olga Sviblova, la direttrice artistica della foto-biennale Moda e Stile, che si è svolta dal 17 marzo al 31 aprile scorsi, ha pensato il festival. Moda intesa anche come desiderio di ciò che viene creato all'estero (considerato ancora in questo paese come il meglio, ciò a cui aspirare) e Stile inteso come modo di essere, come interiorizzazione di ciò che viene creato.

La storia della fotografia russa nasce con grandi artisti all'inizio del secolo scorso. Il più noto tra essi è sicuramente Alexandre Rodtchenko di cui si osservano in questo festival le sequenze relative a «La Gente di Stile»: avere uno stile particolare diventa importante soprattutto nei momenti di rottura, negli anni '20, per esempio, i vestiti si integravano con l'estetica futurista e costruttivista. Ma dopo la fine della Seconda guerra mondiale, la fotografia diventa strumento dell'ideologia e l'espressione si annulla nella celebrazione dell'Unione Sovietica.

Alla metà degli anni '80, epoca segnata dalla nascita di una nuova arte in Russia, non solo i movimenti underground sovietici cominciano ad uscire dalle loro tane e a partecipare alla vita artistica del paese, ma diventano di interesse per le più importanti istituzioni artistiche occidentali. La perestroika ha giocato un ruolo di catalizzatore per la nascita della nuova generazione d'artisti russi. In questi anni si sono bruciate rapidamente molte tappe e adesso molti sono gli autori di rilievo che stanno creando un vero e proprio mercato e i collezionisti russi cominciano a realizzare con attenzione le loro collezioni.

Fino al 1995 non c'era nessun istituto dedicato alla fotografia a Mosca e in Russia. La casa della fotografia, diretta da Olga Sviblova, è oggi il cuore pulsante della fotografia moscovita.

Sessanta mostre in trenta diversi spazi espositivi raccolgono le idee della direttrice artistica che, con una forza ed una determinazione fuori dal comune, è riuscita a creare in soli dieci anni un vero e proprio polo culturale intorno alla fotografia. Moltissimi i frequentatori delle mostre che sono disposti a fare lunghe file nella gelida atmosfera moscovita pur di non perdere l'evento.

Tra i fotografi russi notiamo con interesse il lavoro di Igor Moukhine, fotografo di strada e di viaggio. Nell'interessante spazio «La Fabbrica», una cartiera ancora in funzione che appartiene alla vedova di un artista russo, primo esempio a Mosca di trasformazione di uno spazio industriale ad attività culturale, Muokhine, fotografo già molto noto in occidente, espone «La città incollata», un lavoro in bianconero in cui il soggetto è rappresentato dall'enorme quantità di biglietti di informazioni incollati nei posti più improbabili: pali della luce, fermate degli autobus, grossi bidoni. Parlando con l'autore, per tentare di capire il perché di questa scelta, veniamo a conoscenza che queste miriadi di informazioni sono semplicemente false e qualcuno viene pagato per affiggere queste inutili informazioni.

Sergueï Tchilikov, che da sempre lavora nella remota città di Samara, espone un lavoro a colore dal grande formato dal titolo «Donne Anziane». Siamo in una casa collettiva dove vivono alcune donne anziane. Tchilikov crea delle messe in scena, ognuna con un soggetto specifico rappresentato da un strumento della vita quotidiana: il televisore, la bacinella per lavare i panni, la cucina. I colori sono accesi, come gli occhi di queste donne che sembrano esprimere un mondo solo al femminile.

E ancora sulle donne, e sullo spirito della donna, ci interroghiamo vedendo il video di Tatiana Liberman dal titolo «La terza forza». Non si tratta di capire la natura del bene o del male, ma di distinguere ciò che è maschile da ciò che èfemminile ed interrogarsi su quello che succede quando la Natura si sbaglia.

Molti ancora gli autori scorrono velocemente sotto gli occhi: Evgueni Riabouchko propone dei set colorati ambientati in famiglia, di cui sua moglie è la regista, Alexey Orlov mostra una sequenza bianconero di primi piani di visi rilassati e tranquilli.

Ampia è anche la schiera dei fotografi occidentali: una bella retrospettiva di Marc Riboud, una mostra quasi completa delle opere di Horst P. Horst.

Presenti anche tre autori italiani: Paolo Pellegrin, da poco approdato all'agenzia Magum, espone «La guerra del desiderio», un lavoro bianconero della fine degli anni '90 sul mondo del porno; Patrizia Mussàpropone «Ancora», un lavoro estetico sulla statua di Paolina Borghese Buonaparte; Marco Delogu mette in mostra «Fotografie di sculture... 1989-2003», una serie di ritratti di sculture romane ed etrusche. Per informazioni sulle attività della Casa della fotografia di Mosca: www.mdf.ru/english.

Patrizia Bonanzinga
giugno 2005
Fotografia Reflex